Data: 25.05.2016

Autore: Bruno Alfonsi

Oggetto: Passeggiata a Piazza San Pietro - versione integrale.

Passeggiata a Piazza San Pietro.

La prendo da via Leone XIII°, la prendo alla larga...
Sarà perchè c'ho paura dell'artri 12... leoni intendo.
Via Leone XIII° continua su via Gregorio VII°... così se nun t'hanno sbranato i leoni, ce pensano l'artri 6 Gregori a fatte fòri. Con lo smog più che altro, perchè lungo ste du vie ce stanno più polveri sottili che sotto l'armadio de casa mia che nun sposto da 20 anni. Pare che se le polveri so' troppo grossolane, per cui non se installerebbero perfettamente e per sempre nei nostri reni, polmoni, ecc... , i 6 Gregori le spezzettino su un tagliere apposito per renderle de pochi micron.
E' in discesa, la percorro tra colleghi sconosciuti che stanno nel mio stesso stabile e che vanno a magnà nei vari locali (e se vede dalla panza e dal flaccidume che c'hanno), pochi romani del posto, e molti stranieri che inevitabilmente seguono un percorso migratorio verso quello che è er centro della cristianità mondiale, e cioè i negozzi de souvenir cor Papa, San Pietro e Roma.
Tutta sta Via Crucis ne è cosparsa e prima o poi pure io me ce comprerò qualcosa, un foulard co' er colonnato, na ceramica cor colosseo, o na majetta de Totti.
Superata la Stazione del treno San Pietro, supercontrollata a causa di un possibile imminente attacco terroristico da na bancarella de testimoni de Geova con dei libri der tipo "Attenzione, potrebbero essere i tuoi ultimi momenti de vita" e na barista al cellulare co' la parannanza, arrivo ad un attraversamento pedonale de quelli a tempo. Te mette l'ansia.. ce so' i secondi che scorrono, un conto alla rovescia precisissimo. Infatti, appena scatta lo 0, se nun sei arivato dall'altra parte, vieni investito in ordine de precisione, prima dai motorini, poi dalle auto e poi dagli autobus de turisti che ho capito che servono pe' assicurà a coloro che non ce la fanno, una morte certa e abbastanza istantanea.
Attraverso... dall'altra parte, manco a dillo, altri negozi de souvenir, un grattacheccaro, macedoniaro, bibbitaro... con della robba abbastanza fresca al punto che, o mòri de sete o te piji na salmonella, ma mai tutte e due le cose assieme...
Svoltato l'angolo, a sinistra, si apre un sipario unico... una tranche esterna del famoso colonnato di Piazza San Pietro!... Un assaggio diciamo.
Accanto al sottopasso, che fornisce al turista l'alternativa de morì de scippo piuttosto che esse acciaccato dalle auto, un bar per turisti affamati e assetati, che ha un nome de fantasia così improbabile che penso l'abbia studiato Steven Spielberg, "Il Colonnato".
Sull'altro lato del sottopasso, altrettanto impensabilmente, due bancarelle de souvenir che vendono un po' di tutto quello che riguarda Roma, dalla torre Eiffel alle foto de Hitler, le foto di papa Francesco, de Budda, e, vicino ad alcune pistoline di metallo, con un eccesso di delicatezza, la foto de Papa Woitjla, burka, bandane, costumi indiani, bombe della seconda guerra mondiale in scala 1:20, bombe senza scala per eventuali terroristi per la prossima guerra mondiale.
Tutte le bancarelle e i negozi di souvenir situati lungo questo percorso, hanno un unico e preciso denominatore comune: sono gestiti da stranieri. Non conta la nazionalità da quello che ho capito, l'unico requisito è quello che NON devi esse italiano, pena il sequestro dell'attività e l'estradizione nel paese di colui che rileverà la tua attività. Una sorta de scambio culturale, se potrebbe dì...
Immagino i colloqui... te faranno alcune domande in Italiano e, se per caso cadi ner tranello e per sbajo te scappano tre parole nella lingua de Dante, sei fuori. Tipo "è vero che la Roma è da serie B?", "Forza Juve, sempre??", "A Roma c'è un'unica squadra, la Lazio?". Ovvio che ste domande, fatte a Roma, potrebbero trarre in inganno la maggior parte dei candidati ed estorcere le 3 famose paroline in Italiano... "ma vaffanculo va!".
Gli Indiani, gli asiatici in genere, i nord-africani, anche se a casa c'hanno appesa ar muro la majetta de Del Piero, Totti e Baggio, non essendo presi emotivamente dalle domande, riescono a fingere bene, so' paraculi... rispondono "non capisco" se fermano a dù parole e ce 'nculano a noi. Spiegato er motivo per cui gli stranieri comprano souvenir de Roma da quelli der Bangladesh, ma continuando a non capire perchè allora noi non annamo a magnà "italiano" in un ristorante Cinese, proseguo il mio percorso verso la Piazza più importante del mondo.
Superate le bancarelle, sulla sinistra, una camionetta dell'esercito. Fuori due soldati in assetto de guera, so' ben due, quindi, in caso de attacco, riuscirebbero a protegge bene la camionetta. Dei turisti sti cazzi.
C'hanno la mimetica quella a chiazze, quella che serve a simulare bene la macchia boschiva, la steppa, il sottobosco... Infatti er centro de Roma è noto ner mondo per esse er polmone verde dell'intero globo. Se je facevano na mimetica a quadrati grigi come i sanpietrini, avrebbero dato troppo nell'occhio.
Mi inoltro fra sanpietrini e transenne, come in una rete da pesca sicula che non ti dà scampo, verso il luogo di culto lasciandomi alle spalle i 2 soldati con il mitra carico, pronti a crivellarmi di colpi se solo tentassi di cambiare percorso o inciampassi in uno dei sampietrini sollevati dall'asfalto. Davanti e dietro di me un
andirivieni di turisti variegati.
Apro una lunga parente ora (mì cuggina è 1,85) sul tipo de turisti che se incontrano a Roma. Lo so, è tutto già visto, lo sapete tutti, ma nessuno c'ha mai avuto il coraggio de mettelo nero su bianco. Appunto.I turisti tedeschi... già questo vi creerà dei flash nella mente...
Er turista tedesco è bianco, a volte rosa, d'estate e' fucsia chiaro dopo le 15. Il suo foto-tipo è na foto-sovraesposta.
Più chiari dei Tedeschi so' solo gli svizzeri che abitano sulle Alpi a 4.600 metri e de inverno bruciano le erbe pe' scaldasse e ce fanno le Ricola. Er tedesco lo riconosci dar pullman, innanzitutto. Sò gli unici turisti che riesci a intravedè dai vetri bruniti perchè riflettono 'e radiazioni solari ad ampio spettro. Pure er colorito è quello, ma meno ampio.
I pullman teutonici sono particolari, hanno colori vivaci, forse pe' confonde il loro non-colore de fondo. Le scritte sono vistose, colorate, con ombreggiature marcate, pacchiane direi, con toni minacciosi.. STURM, BUNDEN, STRUNG, la parola più dolce che c'ho visto scritta è REISEN, che significa viaggio, ma dar suono pare più na deportazione. E ancora er tedesco non è sceso dar pullman...
Quando er turista tedesco scende sul nostro suolo patrio, er primo istinto che c'avemo noi Italiani è quello de arzà le mani e arendese.
"Prendeteve tutto, donne e bambini, ma ammè lasciateme stà! io sembro Italiano, ma in realtà so' scuro perchè nun me lavo da parecchio!".
Poi, guardandolo mejo, le braccia te cascano... ma noi avemo perso la guera contro de questi??
Da Natale in poi, con la stagione calda, majetta a maniche corte fine anni '80 - inizi anni '30 con panza incorporata per i pochi che nun ce l'hanno naturale, short beige militare taglia 64 che in Germania equivale ad un nostro 42-vita stretta, calzini di un colore intonatissimo alla majetta de n'artro, sandaloni maroni misura 53 scarso che noi non useremmo neanche pe' annà in spiaggia a Torvajanica perchè troppo trash.
Dagli short fuoriescono polpacci che sò come le coscie de un culturista italiano, le mani so' cotolette e le braccia, già arrostite anche durante un febbraio piovoso, sembrano zamponi de maiale. Il brutto è che la stessa descrizione vale pe' le donne.
Il loro incedere in gruppo è paragonabile a quello de 'n branco de elefanti alla ricerca de 'na pozza d'acqua nell'Africa sub-sahariana. Travolgono ogni cosa, nun se scanzano, anche perchè c'hanno un'inerzia paragonabile a quella della Luna in rotazione intorno alla terra.
Cammina in branco stancamente verso piazza San Pietro, quest'ammasso di carne bianca vestita approssimativamente, pronta a fotografa' qualsiasi cosa assomigli a un monumento romano: un tombino dell'AMA ribaltato, un muretto fatto l'altroieri sul quale ce s'è schiantata na Punto e mo' pare antico, e un carretto siciliano cor cavallo sardo e er cocchiere indiano.
Il classico turista asiatico, contiene in se già un errore. Nun se po' chiamà turista, è uno sciame. Come l'ape non ha senso da sola senza il suo alveare, così il visitatore dei paesi orientali non si presenta mai da solo ma in gruppi di svariate migliaia di esemplari.
Una volta le orde potevano provenire solo dal Giappone, ora si possono contare numerose colonie diverse la cui caratteristica peculiare è avere comunque gli occhi a mandorla, il pisello ad arachide e l'altezza de na noce de cocco. I loro capelli sono lisci, neri, senza imperfezioni o sfumature; sono di un liscio che manco er due de coppe quanno regna bastoni e di un nero che manco Cicciolina è arrivata a tanto nelle sue profondità. Il colorito varia molto invece, se va da un bianco fluorescente a un olivastro metallizzato, proprio soprattutto de quelli che vivevano vicino alla centrale nucleare de Fukushima.
I Giapponesi appunto, so' i più tecnicamente forniti.. macchine fotografiche reflex Nikon de solito, ma anche Canon, Doraemon, tutto quello che finisce co' On e che quindi sia acceso. I Cinesi so' i più poracci invece, so' usciti da poco dal loro paese e quindi so' venuti così come stavano, li puoi osservà in ciavatte, in vestaja, coi bigodini pe' cercà de arriccià inutilmente delle fibre da scopettone inerti.
Er cinese, quando s'appoggia a na fontana de Roma, scompare. C'ha lo stesso colore der calcare dell'acqua che se deposita sul marmo e nelle foto se vedono solo i capelli e le vestaje.
I Filippini so' i più ambientati, anche se arivano come turisti, c'hanno già tre quarti dei parenti qua, sparsi pe' le case a ffà da badanti, baby sitters o tuttofare. A volte, sulla linea Atac, pare de stà in un pullman turistico loro, praticamente se so' affittati il 791, il 714 e la linea notturna N91.
Gli asiatici in generale, quando se fanno le foto, assumono pose assurde. Braccio in su, ad indica' forse l'altezza desiderata, gamba opposta sollevata, sorriso di circostanza e a volte saltano pure. Proprio come noi, sguardo perso ner vuoto, faccia scojonata, braccia allargate verso er basso con entusiasmo come a dire "ancora co' ste cazzo de foto?".
I turisti Indiani non girano in molti, anche perchè so' pieni de stracci e nun c'entrerebbero nei pullman. Praticamente è n'ammasso de teli colorati che camminano lentamente e ce puliscono pure i marciapiedi, pe' fortuna. Li puoi trovà accampati nelle aiuole vicine alle fermate dei bus urbani, se proprio te va de cercalli.
I polacchi... anche se ultimamente la Polonia s'è modernizzata, i suoi abitanti se riconoscono per la semplicità, la spartanità, la povertà degli abiti e dei calzari. Alcuni so' convinto che vengano ancora pe' assiste a un angelus de Papa Woitjla, ma quando je dicono che è morto e che ner frattempo ce ne so' stati n'artri due de papi, non ce restano manco tanto male. Probabilmente so' i più fedeli assieme ai Filippini, noi ar confronto semo Buddisti.
I loro pullman hanno colori spenti, forse scoloriti, bianchi sporchi, celestini chiari, giallo analisi delle urine o, verniciati de notte durante na botta de vita, anche verde acqua chiaro tendente ar grigio.
I turisti americani sono pochi, viaggiano in coppia de solito, senza fiji. Li riconosci perchè parlano un inglese sguaiato, praticamente so' der New Trolley, che corisponderebbe ar nostro Trullo, vicino alla Majana. C'hanno lo sguardo de chi fin'ora, in vita sua, nun ha mai visto nulla de più antico rispetto alle Torri Gemelle; so' tutt'ora convinti che i loro due edifici so' crollati non tanto pe' i due jet che ce se so' schiantati contro, ma pe' l'usura der tempo.
Gli Americani, fino a poco tempo fa, pensavano che er Colosseo fosse stato costruito da qualche anno e sia stato danneggiato in seguito alle scosse der teremoto dell'Umbria. Quanno j'hanno rivelato che era stato fatto intorno all'anno 0, hanno cominciato a cercà fossili de dinosauro nei pressi dell'area archeologica.
Proseguiamo oltre... per entrà in Piazza San Pietro te fanno passà obbligatoriamente solo in alcuni punti tra le colonne, so' i cosiddetti "varchi".
Sti varchi saranno supercontrollati pensavo... Infatti, prima der colonnato, ce so' alcuni ragazzotti de colore, de colore nero, sul cui cadavere devi passà pe' riuscì nell'impresa de entrà nella piazza... te se avvicinano e te offrono depliant non so de che, anche se c'hanno provato a spiegammelo nell'attimo fuggente (e da questo fatto c'hanno tratto er famoso film) durante er quale je bisbigliavo "ma levateve dar cazzo"... forse c'hanno capito più loro durante questo scambio culturale...
Entro nel varco... mò me faranno na radiografia pensavo e le risposte me le mannano a casa. Gnente de tutto questo, entro tranquillamente. Ho il marsupio imbottito de esplosivo, ma nessuno me nota. Tra turisti che bivaccano o se fanno le foto tra le colonne, mi inoltro lateralmente verso la piazza cercando di scegliere con cura il punto dove farmi saltare in aria. Non c'è un vero e proprio punto dove la gente si ammassa e questo me rende incerto: me faccio esplode qua? o dellà? vicino ai cinesi? o vicino a quer gruppo de tedeschi mezzi ignudi? Magari poi se potrebbe sfruttà la carnosità germanica pe' quarche banco alimentare... coi cinesi chette magni? Mentre decido, noto che nel punto da dove so' entrato io, de poliziotto nun ce ne stava manco mezzo, e noto anche che se so' fregate le papere che stavano nella fontana de sinistra.
Qualche giorno fa, me ricordo che uscivano dall'acqua e se mettevano in posa sul bordo pe' fasse le foto assieme ai turisti, ovviamente volevano magnà in cambio... crackers, grissini, pane, quarsiasi cosa, anche pezzi de dita de turista.
Spero nun abbiano fatto la fine delle anatre che stavano al laghetto dell'Eur, che er giorno prima nuotavano allegramente co' la prole ar seguito, e er giorno dopo noi der quartiere, abbiamo tutti notato distintamente na comunità de nord-africani improvvisamente al di sopra del loro peso-forma.
La piazza è transennata, c'è un percorso pe' entrà nella basilica e uno pe' uscì, poi 'na serie de altre barriere in mezzo... Spesso, passeggiando distrattamente segui 'na sorta de itinerario che ricorda vagamente quello delle tonnare in uso nel basso tirreno; te ritrovi in un vicolo cieco ar centro della piazza e, come spesso accade ar pesce, sei fritto. Te senti osservato sinceramente e anche sotto er probabile tiro dei cecchini.
Pe' andà sul lato opposto della piazza, quindi, te devi fà tipo un labirinto senza soluzione, l'unica soluzione è uscì dalla piazza e rientrà dall'artra parte.
Intorno a me, ignari der fatto che sarebbero potuti esse i loro ultimi scatti, visitatori variegati se fanno selfie de ogni tipo: tu sei convinto che stanno a fotografà la basilica, perchè vedi er cellulare puntato verso l'alto, e invece magari se stanno a ffà n'autoscatto co' lo sfondo dei sanpietrini sottostanti; c'è chi sale sulla fontana, chi fotografa gli amici mentre gli amici fotografano dei passanti.
So' convinto che girando quasi tutti i giorni da ste parti, io so' l'omo più fotografato der mondo, dagli ultimi sondaggi io e Lady Gaga stamo quasi pari. Se esco pure domani, la supero.

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